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IL CULTO E LA FESTA DI SAN BIAGIO

Il culto di San Biagio, probabilmente di origine bizantina, era in passato uno dei più diffusi sia in Oriente che in Occidente. La festa è celebrata dagli Orientali l'11 febbraio, dagli Occidentali prevalentemente il 3 febbraio.
Molteplici sono le manifestazioni di devozione che riguardano il vescovo martire, in gran parte legate ad episodi della sua vita. In Europa San Biagio è considerato un taumaturgo ed è noto soprattutto per il suo potere di combattere le malattie della gola. A questa credenza, che rimanda al noto miracolo della spina di pesce (il santo avrebbe liberato un bambino da una spina di pesce che lo stava soffocando) e all'orazione che il martire avrebbe pronunciato prima di morire, con la quale chiedeva a Dio di risanare da queste malattie chiunque l'avesse pregato in suo nome, è da connettere una serie di usanze rituali. 
Le più diffuse sono l'imposizione sulla gola di due candele incrociate, l'unzione della gola con olio benedetto, la distribuzione ed il consumo di frutta, ma soprattutto di pane e dolci benedetti, che trovano testimonianza anche in Sardegna, ove il santo é noto come Santu Brai, Santu Biasu, Santu Biassu o Santu Brasi. Fra i dolci distribuiti nell'isola in questa occasione, si ricordano in particolare is pistoccheddus (chiesa di S.Domenico, a Cagliari), is piricchitteddus (Villasor) ed i pisixeddus (Monastir).
A Lollove e Orune, due paesi del Nuorese, si festeggia offrendo ai presenti una cena, la sera del 2 febbraio, ed un pranzo, il 3 febbraio, che si caratterizzano per la presenza, tra gli alimenti, delle fave e della carne di maiale. Anche in questo caso è la benedizione a conferire ai cibi, per intercessione di San Biagio, il potere di prevenire e guarire dal mal di gola e da altre malattie.
In Sardegna, come in gran parte dei paesi europei, l'organizzazione dei festeggiamenti in onore di San Biagio è affidata ad un gruppo di persone, chiamate obreris o priores, ed è preceduta da una questua. In passato era abbastanza diffusa l'usanza di cantare i
goccius dedicati al santo.
Diversamente da quanto documentato in altre regioni europee, tra cui la Francia e la Germania, non risulta invece che in Sardegna il santo martire abbia particolari connessioni con alcune categorie di lavoratori, quali i cardatori di lana, in ricordo del suo martirio ( fu torturato con pettini di ferro), gli agricoltori ed i pastori, probabilmente per derivazione da riti precristiani di purificazione dei campi e del bestiame legati al passaggio fra l'inverno e la primavera, nel quale periodo appunto si colloca la festa del santo; né San Biagio sembra in Sardegna connesso con riti per propiziare la fertilità, che si manifestano ad esempio nella protezione sui fidanzati, altrove piuttosto diffusi.
Uno dei paesi dell'isola nei quali il santo è ancora oggi festeggiato in maniera solenne è Gergei.
La festa e il culto di San Biagio a Gergei presentano alcuni elementi di particolare interesse.

San Biagio 

Sulla figura di San Biagio non si hanno dati storici certi. Secondo la leggenda, il santo, medico e vescovo di Sebaste, in Armenia, sarebbe stato martirizzato fra il 304 ed il 323 d.C. Sul fatto che fosse medico si nutrono forti dubbi, ed oggi si tende a credere che la professione gli sia stata attribuita in quanto taumaturgo.
Secondo la tradizione, durante le persecuzioni cristiane San Biagio si allontanò da Sebaste e andò a vivere in una caverna. Qui, con un semplice segno di croce, guarì gli animali. Scoperto da alcuni cacciatori e imprigionato, si rifiutò di sacrificare agli dei, fu quindi battuto con verghe, poi straziato con pettini di ferro, ed infine decapitato.
Le raffigurazioni del santo sono legate alle vicende della sua vita e soprattutto ai numerosi miracoli che gli vengono attribuiti. La più nota è quella che associa le insegne episcopali a due ceri incrociati, in ricordo del più noto tra i suoi miracoli: la guarigione di un bambino che rischiava di soffocare a causa di una spina di pesce che gli si era conficcata in gola.

Goccius

In passato era molto diffusa in Sardegna l'usanza di cantare in onore dei santi lodi particolari, denominate goccius nel meridione e gosos o gozos nel centro-nord. Per alcuni studiosi sarebbero di matrice bizantina, per altri avrebbero origine ispano-catalana.

La festa e il culto di San Biagio a Gergei

Quella di San Biagio (Santu Brai) è senza dubbio la festa più sentita dagli abitanti di Gergei, paese situato nella zona centro meridionale della Sardegna.
La caratterizza in primo luogo la preparazione di
su sessineddu, una composizione di vari elementi (prevalentemente frutta, pane, dolci, grassi animali, nastri o cordoncini) di cui finora non si ha riscontro in altre località della Sardegna o dell'Europa, che prende il nome da un'erba palustre, scientificamente nota come Scirpus aquaticus e localmente conosciuta come sessini, un tempo utilizzata per la sua realizzazione.  Grazie alla benedizione, per intercessione del santo, su sessineddu acquisirà il potere di prevenire il mal di gola ed ogni male. Le componenti e l'aspetto di su sessineddu sono cambiati nel corso del tempo, in ragione del mutare del gusto e delle esigenze della comunità gergeese.
La festa di Gergei è caratterizzata, inoltre, dalla centralità che vi assumono i bambini, in quanto principali destinatari di su sessineddu e soli membri del comitato organizzatore (s'obreria) dei festeggiamenti.
Questi si aprono la sera del 2 febbraio, con l'accensione del falò e l'offerta di dolci e bevande ai presenti, e continuano il giorno successivo con la processione per le vie del paese e la santa messa, nel corso della quale il sacerdote benedice il pane offerto dal comitato, i sessineddus ed altri alimenti portati dai fedeli. Chiudono i riti la benedizione della gola effettuata dal sacerdote  mediante le candele incrociate e la distribuzione ai presenti del pane benedetto.
In virtù della benedizione e dell'intercessione di San Biagio, tutti questi alimenti, sia singolarmente che come parte di su sessineddu, nonché i cordoncini ed i nastri, che entrano nella composizione dell' insieme, acquistano un potere taumaturgico e vengono utilizzati nel corso dell'anno principalmente per prevenire e curare il mal di gola e, in generale, per scongiurare ogni male.
A Gergei non mancano tracce di un culto del santo esteso in passato anche al mondo animale ed agrario, similmente ad altre zone europee, che sono individuabili nell'usanza riportata da alcuni contadini di far benedire un pugno di cereali da utilizzare per la semina.

Filmati: Produzione Regione Autonoma della Sardegna - Presidenza
Servizio della Comunicazione Istituzionale

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Su sessineddu

Fino alla metà del novecento su sessineddu veniva confezionato con frutta cui potevano aggiungersi tutti o parte dei seguenti elementi: una salsiccia (sartizzu), un pezzo di lardo (lardu), di arista (mustela) o di un grasso animale denominato ollu bambu (olio scipito), un piccolo pane (coccoeddu), un rosario di pane (rosarieddu de pani), fichi secchi (figu siccada). Eccezionalmente comparivano una o più caramelle (caramellas) ed un pan di sapa (pani de saba). Un'altra componente fondamentale erano i cordoncini (cordonittus), talvolta sostituiti da spagnolette (spagnolettas) o da gugliate di lana e filo. Il tutto era adornato, in ultimo, con fiori e unito da su sessini.
Successivamente, intorno al 1960-1970, la frutta ed i dolciumi, divenuti ormai le uniche componenti di su sessineddu, venivano legati con la rafia e integrati da fiori e nastri di vario colore, in sostituzione dei cordoncini, un tempo realizzati a mano.
Da una quindicina d'anni a questa parte, su sessineddu è ancora cambiato, adeguandosi al gusto del momento, e viene composto unicamente da dolci, talvolta sostituiti da noci e nocciole, e da nastri.

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