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FANTASY
STORY
di
Marco
Spyry
Mi trovo non per caso, in una splendida isola circondata dalle azzurre e limpide acque del mediterraneo, dove solo l'aria che sa di piante selvatiche e di soavi fiori dal profumo inebriante, che amalgamato alla salsedine del
mare circostante, penetra dolcemente nella pelle, sospinta da una leggera brezza marina che invita a sognare la vita.
Dove in una Città fantasma mai morta, sorta anticamente nell'estremo sud dell'isola, si pavoneggia come una diva con le piume di una pineta al vento, che racconta di amori e passioni, d'amare delusioni, riflesse dal tramonto nelle limpide acque dello stupendo "Golfo degli Angeli", in un paesaggio unico, dove la mano della fantasia ha saputo donare e incorniciare preziosamente uno stagno color rubino e dipingere al suo interno, stupende varietà di volatili unici nel loro genere, in un quadro dove il fenicottero rosa , fantasia vivente sprigionato dalle menti di chi sa cogliere nei colori le forme della natura nell'immensità dei pensieri.
Il fenicottero rosa primeggia tra tutti per la sua eleganza per lo splendore dei suoi piumaggi, la sua superba imponenza mostrata al tramonto quando s'innalza in volo per librare al vento le maestose colorate ali dipinte di rosa, ispirando i pensieri di ogni fantasia che sfocia in fantastiche e dolci passioni, sussurrate dal fenicottero rosa in volo verso il nido, a chi sa cogliere gli attimi di una vita fantastica dentro un quadro vivente illuminato dal sole per carpirne nel fascino emesso, le immagini del pensiero e non le ombre dei fantasmi del passato lasciate dopo il tramonto; riflesse dall'ondular dello stagno, come il vento in un campo di grano, dai fasci di luce dei fari della Città fantasma.
Mi ritrovo in questo momento, senza rendermi conto, come sotto ipnosi senza alcuna mia volontà, a mettere mano alla tastiera per scrivere chissà cosa, spinto dalla fantasia del fenicottero rosa dello stagno fantastico, che vuoi raccontarmi una storia, ed io prescelto esaudirò questo suo desiderio di scriverlo per lui, malgrado in passato non molto tempo fa avesse edificato un confine invalicabile tra me e lui, nel rispetto di un patto di non invadenza, di non sovrapposizione nei miei fantastici pensieri proiettati verso i raggi del sole, a tener illuminata un'immagine indelebile mai sbiadita, dove le due
menti e i due corpi vivono indivisibili, uno nella metà dell'altro, frutto della fantasia nel tempo materializzata dal fenicottero rosa, per rendere omaggio ad un sentimento andato oltre i confini dei pensieri oltre le sue stesse storie fantastiche, oltre la stessa fantasia.
Mi chiedevo come; m'interrogavo e non capivo, non capivo cosa fosse questo materializzarsi dell'interiorità, a dire il vero non è tuttora spiegabile, forse è paragonabile ad un meraviglioso sogno che si materializza, o come offrire un semplice ciottolo nelle mani dell'altra metà, e col tatto e
la vista, sentire e vedere un meraviglioso diamante, dove nello scintillio delle sfaccettature, ci si riconosce riflettendo la propria immagine nell'immagine dell'altro, provando sensazioni uniche che sanno d'immensità!
Sensazioni inimmaginabili, inspiegabili; ho provato tante volte a cercare di capire, a cercare una risposta, per poterla trasmettere, per poterla donare a quanti vorrebbero vivere nella realtà la materializzazione del loro sogno; la risposta globale c'è, l'arduo è capire e sapere quale; impossibile trovare il filo d'Arianna nel labirinto della nostra grande interiorità, perché è senza confini.
Più si cerca di penetrarla in profondità e più si espande all'infinito, per non darci a sapere nella sua grande interezza, la giusta risposta; a noi è consentito di vivere una fantastica altra dimensione di vita, proveniente dal pensiero della nostra interiorità, per vivere in una fantasia reale, e non di capire o sapere com'e perché, ognuno ha la sua risposta, ma resta comunque solo la sua, come restò la mia in quell'attimo di profondità...
S C O G L I O
Attendi a lungo, il mio arrivar da tè
attendi i miei dubbi, i miei perché
mentre le onde ti bagnano la cresta
in silenzio attendi - ascolti,
per poi offrirti a chi siederà.
Ascolti con gioia, il ticchettio dei miei passi
ora lesti, ora sconnessi
per poi veder il tuo sorriso stampato
creato nel tempo dal vento - dal mare in tempesta
per ascoltar tutto in tè stesso con ansia,
come se i passi non finissero mai
siedo, posando il mio peso su di tè
le sofferenze - le gioie - l'amore - i pensieri
In silenzio rispondi al mio cuore mentre le onde del mare
intonano al vento melodie profonde, diffuse nell'anima
che noi due cogliamo in silenzio dando quel senso di serenità e di pace.
Oh scoglio, cui mai un nome ho dato, non farti sommerger dall'acqua,
non farti spazzar dal vento, non saprei ad altri donar i miei pensieri
non saprei ritrovar me stesso
odi anche tu quella voce lontana ?
che cerca invano … che cerca Dio
che cerca risposte che non ha
cerca speranza, conforto… cerca la forza.
Oh scoglio, fa sì che cessi il vento,
fa sì che la mia voce non vada nel buio.
Oh scoglio, solo tu sai dare in silenzio,
or su dimmi chi è, cos'è quella voce
che sento bruciar tutt'intorno
che sento come fuoco scaldarmi la mente
è l'amore acceso da Dio nel cuore.
Marco Spyry 1997
Non so quanto mi costerà questo suo sovrapporsi ai miei pensieri, non so neanche se riuscirò a pagarlo a saldo in un istante, in qualsiasi momento, o sarò costretto a pagare per sempre
gli interessi di mora alla vita, ma spinto dallo spirito d'avventura, dal dolce richiamo dei pensieri e dalla curiosità di conoscere quale sarà l'originale tema fantastico di questa storia che mi racconterà; sperando di essere all'altezza dello stesso racconto, nello scrivere ciò che realmente mi racconterà, senza farmi coinvolgere da facili o falsi entusiasmi...
trascriverò tutti i pensieri che la mia interiorità
percepirà.
Il fenicottero rosa mi accenna ad un suo pensiero che vive nella fantasia di un racconto fantastico, dove io assumerò uno strano, ma avvincente ruolo che mi vedrà
protagonista, non so se riuscirò ad essere me stesso, e cioè previdente e riflessivo, in quanto, nella scia della mia vita non ho mai avuto modo di vivere storie dalla bassa e imbarazzante, ma intrigante posizione in cui sto per cimentarmi a causa della protagonista che ha preso la posizione più congeniale per dettare le regole; sarà come trovarmi in una situazione inversa alle mie vissute esperienze di vita; servirà per cercare di scoprire in profondità, ciò che molte volte mi son chiesto, senza mai trovare una risposta concreta alla mia lontana e passata cinica indifferenza, per i pensieri non miei.
A causa delle reciproche ambiguità e della forte personalità e permalosità della protagonista di questa storia fantastica, scriverò su dettatura del fenicottero rosa cercando di non travisare ciò che mi racconterà, ma con un pizzico di benevola ipocrisia per non mettere completamente a nudo ciò che di più intimo ciascuno di noi ha dentro, in contraddizione al mio stesso principio di libertà sui pensieri, sull'interiorità personale.
Ritenendo appunto che i pensieri abbiano il diritto di esser lasciati liberi di volare e di andare
verso la loro meta senza alcun limite, senza immaginarie frontiere, per non sentirci oppressori nel violare la libertà degli stessi pensieri, per non rinnegarne l'esistenza e la stessa sopravvivenza dentro la nostra interiorità, a beneficio dell'indipendente libertà dei pensieri dalla nostra volontà esteriore e di altre interiorità confinanti, che la nostra mente, nella sua profonda interiorità è capace di donare a ciascuno di noi nella misura dell'ampia libertà di vivere e di esistere dentro di noi, e di liberamente offrirgli l'opportunità di essere direttamente trasmesso ad altri o di essere trascritto in un foglio di carta, per gli usi da lui stesso ammessi e consentiti.
Per rileggersi a piacimento in tutte le sue sensazioni, per misurarsi e vivere in pensiero o sentimento, per rapportarsi in progressione all'intensità antecedente, attuale e successiva o anche riservarsi di stare dentro il suo ambiente naturale dell'interiorità, per cause a lui di comodo o per timida riservatezza, orgoglio o paura di non poter essere espresso o compreso a voce, scegliendo liberamente di vivere per sempre come pensiero in incognito su questo foglio di carta stampato da un computer preistorico nel 2000 d. c. o in qualsiasi altra era, purché su un foglio di carta o qualsiasi altro elemento che abbia l'ampiezza e la capacità di contenerlo.
Ci sono pensieri che non riusciamo a spiegare, per paura della cinica reattività di ciascuna o avversa individualità o per accomodante e benevola ipocrisia, in dialoghi pseudo-superficiali nell'esposizione, ma troppo intensi nell'interiorità, tanto da evitarli o renderli volutamente e incomprensibilmente enigmatici, per paura di sciupare e perdere la voce dello stesso pensiero, che deve comunque restare integro in tutte le sue fasi, crescenti o decrescenti dell'intensità, altrimenti si corre il rischio, nel cercare di evitare la sua voce o di modificarlo nella sua forma, di diventare sordi o peggio ancora barbari della nostra stessa interiorità, dove non crescerebbe più un filo di un pensiero fantastico, sia esso triste e gioioso allo stesso tempo.
Come "NUBI 23/01/99" scritto sì con amare lacrime a meno 11 dì, alle
2 della notte, mentre assopiti dal sonno, tenuti per mano... lei nel letto di un ospedale... nell'attimo il nostro sguardo in un sorriso e una penna nera si pose nelle mie dita, per donare in cambio la gioia fino al tramonto, nel rileggerla, per
riascoltarla ogni istante di ogni dì; quale dono di un pensiero d'amore
immenso della profonda interiorità.
N U B I
La mano stretta,
Sospinti dal vento in una nuvola
alla ricerca di noi stessi e di altri
seguendo le scie d'amore;
solcate nell'aria dal tempo
da gesta rincorse e mai ritrovate
da mille pensieri lasciati a metà
da genti incompresi restiamo, a guardarci negl'occhi
come in un sogno,
ti stringo forte la mano
mentre il tuo sguardo mi filtra nell'anima, sento.
Sento volarmi le lacrime come le rondini
il batter d'ali solcarmi il viso,
scavato dal sale di una lacrima scesa a spegner quel sorriso
donato e colto in silenzio
voliamo tenuti per mano, sempre più in alto
dove le nubi dissolte dai raggi del sole verso le stelle
l'ondeggiar del mare quasi non sento lasciamo la luna
il cuore che batte sempre più forte
come il tam - tam della foresta, risuona: ti amo.
Un'eco mi giunge non molto lontano è la tua voce
urlando rispondi: ti amo, mi volto, sei accanto mi tieni forte la mano
insieme continuiamo a volare in un fascio di luce
donato da un raggio di sole che sa di pino e di vita.
Marco Spyry - 23/11/1999
Nel corso della vita di ciascuno di noi, può succedere di vivere storie
ai limiti della comprensione umana, tranne che vivere storie fuori dai limiti della realtà dettate dalla fantasia del fenicottero rosa.
Qualsiasi fiume esistente, già nato prima di oggi, è stato visto
scendere lungo il suo corso... nel suo creato letto naturale formato nel tempo condurre le sue acque verso la vita del mare, attraverso pendii e valli alberate, ma questo fiume di cui incredibilmente mi racconta, ha saputo divinamente deviare il suo stesso corso, ad arte, con incredibile abilità e con assoluta disinvoltura a dimostrazione della sua inaudita forza donata dal tempo, lungo la scia della vita, dove gelosamente ha saputo da solo, con fiera caparbietà, scavare
il suo letto e il suo corso verso il mare, per essere fiume, per essere vita.
Era un caldo giorno qualunque del 2000 d. c. nel periodo
autunnale, a cavallo fra il secondo e il terzo millennio, senza intenzione alcuna, non ricordo bene perché, forse spinto dalla fantasia o forse mandato dalle esigenze di alcuni cuccioli affamati; mi ritrovavo in un market della Città cercando qualcosa nel labirinto delle corsie, quando improvviso quasi per magia, davanti ai miei occhi vedo formarsi una sorgente, la guardo, la invito a mangiare come fosse una donna, sfioro le sue estreme acque, non so perché, ma quelle limpide acque che avevo sfiorato avevano un sentore benevolo come fosse non acqua, ma pura energia; dal giorno come sempre ogni giorno, andavo per cercar di vedere quella sorgente, apparsami improvvisa, nata da chissà chi, come e perché, invano i miei passi attraversavano il labirinto di corsie del market, pensavo fosse solo frutto della mia fantasia, forse dettata erroneamente dal fenicottero rosa.
Passano i giorni, tanti giorni, ogni giorno un anno, la mente sprigiona continui richiami a riveder quella sorgente...sempre più forti, passano i lunghi giorni come anni, tanti anni forse 45 o chissà quanti, quando improvviso nel labirinto del market riappare; non credo alle mie sorde orecchie... quando la sento, neppure ai miei ciechi occhi...quando la vedo, quasi non la riconosco, penso sia un sogno dettato dai miei desideri ma non lo è, mi avvicino mi porge le estreme acque, quasi la sfioro è lì, gli sono vicino vorrei quasi tuffarmi nelle sue acque, debbo ricorrere a tutta la mia forza di volontà per evitare ciò...
Non so se lei volesse bagnarmi, mostrava una certa fiera sicurezza, senz'altro mostrava interesse, invitante il veder, il sentir la sorgente come in un dipinto, sgorgar un'acqua limpida profumata di fiori; quasi stregato nel labirinto sento uno strano sentore, vorrei immerger il mio corpo ma non conosco la sua profondità, potrei farmi male, potrei impedir la sorgente di crescere in fiume o per paura di vederla sparire nel nulla.
Parlo con la sorgente come parlassi a una donna, le dico delle mie invane ricerche delle mie lunghe attese nel tempo trascorso a sperar di trovarla, mi spiega come poterla trovare, come poterla parlare anche attraverso sentieri sconosciuti a me troppo cari, a me basta la strada maestra , quella meno cara ma più rapida da raggiungere, per ascoltar veloce il fruscio del suo sgorgar dal nulla, improvviso svanisce nel nulla e con lei le mie paure, perché ormai so dove cercarla, so come ascoltar le sue limpide acque.
Dopo un solo giorno la cerco nella strada maestra, troppo grande il desiderio di sentirla, di vederla, la trovo e ascolto la melodia dell'acqua farsi sempre più forte, mi incanta, debbo essere forte, ma non resisto, mi trascina nelle sue acque senza rendermi conto del pericolo, mi ricordo di esser io stesso un acquario e cerco di contenerla dentro di me, come in un sogno, stordito da non capirci più niente, vorrebbe quasi cullarmi, quasi adularmi per tenermi con lei, nelle sue acque, per starle vicino.
Diceva... "chiedi e stai ogni dì anche quando non fà... un chiaro invito a tuffarmi nelle sue limpide acque, in una promiscuità di oscillanti sentimenti e la condivisione di un pensiero atto a riempire i vuoti di una enigmatica passione.
Melodia profonda nell'eco del suo sgorgar delle acque limpide della sorgente dalla nuda terra; nel parlar della sua fonte di vita, di un suo fiume sommerso già nato da tempo, che gli limita le acque privandola di crescere e di essere fiume nel fiume, come fosse stanca del suo esser sorgente, dell'egoismo del fiume, se abbandonarlo al destino di fiume senza sorgente, cercar altre fonti che possano darle le acque per essere fiume o cavalcar lo stesso fiume, in un triangolo di passione dei pensieri nelle acque della sorgiva fonte.
Affluenti importanti, pronti per quando sarà fiume le indicano la loro scelta più giusta: < lascia quel fiume, perché altri, ti daranno le acque per esser sorgente e fiume > mi sembra di sentir l'eco delle loro voci; enigmatiche acque sgorgano dalla sorgente, forse anche confuse, dai suoni che risuonano a valle... suoni da
dove?
Ingiusto confonderla ulteriormente nel darle consigli, quando il rischio di una risposta può far del male, "attenta potresti farti del male", "potresti dopo pentirti per non esser più tè stessa", "sorgente...deduci dalle acque del fiume...nel portarle alla tua sorgente"...
Marco Spyry
LE RESTANTI PAGINE SARANNO PUBBLICATE PROSSIMAMENTE
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