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CIVILTA' GIUDICALE E COMUNALE

 A causa delle incursioni arabe, la Sardegna si trovò, nell’VIII secolo, isolata da Bisanzio. L’isola vide così nel tempo strutturarsi, in forma originale rispetto al resto d’Europa, quattro regni : i “giudicati” di Cagliari, Arborea, Gallura e Torres. Questi si avvalsero dell’alleanza politica e del sostegno economico di Pisa e Genova, e favorirono, in particolare il Giudicato d’Arborea, il riordinamento amministrativo, istituzionale e giuridico. Ogni regno (logu o rennu) era sovrano, retto da un re o “giudice”(iudex o iudike) affiancato dai rappresentanti del popolo riuniti in parlamento (corona de logu), e dotato di leggi proprie (cartas de logu). Frontiere fortificate ne segnavano i confini, proteggendo il territorio. Questo era diviso in “curatorie”, ciascuna retta da un curatore. La popolazione, di liberi e, per la maggior parte, servi, viveva nelle città e nelle campagne, in piccoli centri o “ville”. Le amministrazioni giudicali, anche grazie alle strette relazioni con Pisa e Genova, incrementarono notevolmente l’economia sarda, favorendo lo sviluppo dell’agricoltura, dell’allevamento, dell’artigianato, dell’industria mineraria, dell’estrazione del sale e del commercio marittimo. Furono attivi il clero e gli ordini monastici: Benedettini, Vittorini di Marsiglia, Camaldolesi, Vallombrosani. Sorsero splendide chiese romaniche realizzate da maestranze toscane, lombarde e francesi (XI - XIII sec.).
 I rapporti dei giudicati con Pisa e Genova, inizialmente commerciali, divennero gradualmente di dipendenza, e le due repubbliche, forti delle posizioni acquisite e sfruttando i problemi di successione ed i contrasti tra gli stessi giudici, cominciarono a contendersi l’isola, ingaggiando sanguinose battaglie. Alla fine del XIII secolo, i pisani ormai spadroneggiavano, contrastati dall’ultimo giudicato rimasto indipendente, l’Arborea, dai liberi comuni e da alcune grandi famiglie liguri che difendevano i propri interessi. In questa situazione di instabilità, il papa Bonifacio VIII, in virtù della sovranità nominale sulla Sardegna, il 4 aprile del 1297, concedeva l’isola in feudo al sovrano aragonese Giacomo II. Ventisei anni dopo l’Infante Alfonso sbarcava nel Sulcis e iniziava la conquista.

CIVILTA' ARAGONESE

La conquista aragonese dell’isola, sostenuta da papa Bonifacio VIII (1297) e contrastata da Pisani, Genovesi e Arborensi, fu realizzata tra il 1323 ed il 1478, anno che coincise con la fine del marchesato d’Oristano, ultimo baluardo della resistenza del glorioso giudicato d’Arborea.
Il Regnum Sardiniae ( et Corsicae) fu diviso nei Capi di Cagliari e Gallura e di Logudoro e fu sottoposto ad un viceré che aveva sede a Cagliari. Il nuovo governo istituì il parlamento ed estese al territorio sardo il codice rurale della Carta de logu, con l’eccezione delle città “reali” cui vennero concessi particolari privilegi. La più importante di queste città fu Alghero, popolata da catalani, che costituì il caposaldo della dominazione aragonese nell’isola.
L’età aragonese vide l’infeudamento delle campagne sarde ai baroni iberici e l’inizio di un dispotico regime di sfruttamento. I privilegi feudali, l’iberizzazione dei quadri di governo e del clero, lo spopolamento dovuto alle lunghe guerre e alle epidemie impedirono lo sviluppo di un ceto dirigente locale e gettarono l’isola in uno stato di profonda decadenza. 

La Sardegna è un Paradiso Naturale e di Storia, rispettalo per lasciarlo invariato nel tempo.

Pagina realizzata per la diffusione della Storia e della cultura del Popolo Sardo.