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PILLOLE DI STORIA DELLA SARDEGNA E DEL POPOLO SARDO

Sardegna

Bronzo medio - Protonuragico

 Un superbo corredo di spade di rame dalla “tomba dei guerrieri”di Sant’Iroxi (Decimoputzu), della fine del XVII-inizi XVI secolo, segna il passaggio dal bronzo antico al bronzo medio (1600-1300 a.C.), periodo nel quale si possono considerare già pienamente in atto le principali articolazioni culturali ed il contesto sociale e ideologico di base della civiltà nuragica.
Sorgono forme primitive di nuraghe (protonuraghi, pseudonuraghi o nuraghi a corridoio), possenti residenze di capi poste in luoghi elevati a controllo del territorio, lungo vie naturali, corsi d’acqua e fertili aree agricole. Le comunità vivono nelle capanne costruite a ridosso dell’edificio principale ed utilizzano ceramiche inizialmente inornate (Sa Turricola, Muros, XVI secolo), poi decorate con nervature e coppelle (Monti Mannu, Serrenti, XV secolo), e successivamente con motivi metopali (San Cosimo, Gonnosfanadiga, XIV secolo).
Vengono costruite le “tombe di giganti”, grandi sepolcri megalitici collettivi, il cui schema planimetrico richiama la protome taurina. Sono erette nel XVI secolo, con lastre ortostatiche e ingresso a stele centinata: Li Lolghi (Arzachena), S’Ena ‘e Thomes (Dorgali); nel XV-XIV secolo, con tecnica a filari e fronte in muratura :Domu ‘e S’Orku (Siddi), San Cosimo (Gonnosfanadiga); la tomba di San Cosimo ha restituito inoltre le più antiche collane in perle di vetro e faience importate in Sardegna dall’Egeo e dall’Egitto.
Risale al bronzo medio anche il primo tempio nuragico, con vano rettangolare absidato ed atrio in antis (Malchittu, Arzachena).

Civiltà nuragica

 Con l’inizio dell’età del bronzo si apre un lungo periodo ricco di relazioni e cambiamenti, per il mondo mediterraneo e per la Sardegna. Tra la fine del XVII e la prima metà del XVI secolo prende avvio il nuovo regno dei faraoni, seguito dal nascere delle monarchie micenee e della civiltà ittita.
Anche l’Occidente mediterraneo è in fermento ed in Sardegna, sul sostrato culturale delle genti guerriere dell’eneolitico ed a seguito delle trasformazioni socio-economiche determinate dalla metallurgia e dal diffondersi dei suoi prodotti, si afferma la civiltà nuragica. La cui società, a base cantonale e tribale, ha un’organizzazione complessa e gerarchizzata, tendente a tutelare le risorse agro-pastorali del territorio. Il commercio dei metalli e di altri prodotti pone l’isola in contatto con le civiltà peninsulari e mediterranee protostoriche: micenei, fenici, villanoviani, etruschi, egei.
La cultura nuragica, nel suo sviluppo dal bronzo medio all’età del ferro, ha conosciuto complesse evoluzioni ed ha lasciato, con le sue straordinarie architetture, un’impronta indelebile nel paesaggio sardo: principalmente i nuraghi (protonuraghi e nuraghi classici a torre tronco-conica, o tholoi), presenti in numero di circa 7.000 nell’intero territorio isolano, ma anche “tombe di giganti”, templi a pozzo e grandi santuari comunitari.
E’ tuttora aperto tra gli studiosi il dibattito sulle origini delle tholoi nuragiche, i cui primi impianti risalirebbero secondo alcuni al XVI-XV secolo; altri ne abbassano invece la datazione al XIV finale -XIII secolo, attribuendone l’origine all’influenza micenea. E’ un dato di fatto che la cultura greca fu profondamente colpita dalle architetture sarde, tanto che alcuni suoi storici e geografi riportarono la tradizione che attribuiva la costruzione dei nuraghi a Dedalo, giunto nell’isola al seguito degli Eraclidi.
Diversi archeologi accreditano inoltre l’ipotesi che i sardi siano da riconoscere nei Serdan-, uno dei “Popoli del Mare” menzionati nei documenti egiziani tra il XVI e il XIII secolo a.C.

La Sardegna e i Fenici

La Sardegna tardo-nuragica riceve un forte impulso allo sviluppo civile ed economico dalla cultura dei Fenici. Questi abili naviganti orientali approdano nell’isola a partire dal IX sec. a. C., attirati delle sue risorse, in particolare i minerali di rame, argento e piombo, che ottengono in cambio di prodotti esotici, e dalla sua felice posizione lungo le rotte commerciali del Mediterraneo. La presenza fenicia, pacificamente inserita nel mondo nuragico, va nel tempo consolidandosi; ad una fase di installazione di empori lungo la costa sud-occidentale dell’isola, probabilmente il più antico a Sulki (Sant’Antioco) nella prima metà dell’VIII secolo, segue la fondazione, nell’arco dello stesso secolo, di fiorenti città costiere: la stessa Sulki, Karali, Nora (Pula), Bithia (Domusdemaria), Cuccureddus (Villasimius), Tharros (Cabras), Othoca (Santa Giusta). I centri interni sulcitani di Monte Sirai (Carbonia) e Pani Loriga (Santadi) vegono fondati rispettivamente nell’VIII e nel VII secolo. I Fenici, pur insediandosi in zone già abitate e valorizzate economicamente dai Paleosardi, modificano l’antico sistema cantonale nuragico, introducendo un nuovo assetto territoriale fondato sul modello di urbanizzazione orientale. Ad essi si deve anche l’introduzione della scrittura e di altre importanti innovazioni, quali il tornio e il ferro.

Civiltà punica

 Nella seconda metà del VI sec.a.C., la minaccia del commercio greco-ionico, divenuto altamente competitivo, e la conflittualità delle città fenicie isolane, indussero Cartagine a conquistare la Sardegna.
Questa, anche grazie all’immissione di massicci nuclei di genti nord-africane, divenne un’autentica appendice transmarina del potente stato metropolitano cartaginese, rivelando una realtà già completamente consolidata ed eccezionalmente vitale intorno al 350 a.C., per proseguire nella sua grande fioritura fino alla conquista romana (238 a.C.).
Riserva di uomini per le forze mercenarie, fonte di approvvigionamento di metalli e di prodotti della pastorizia (carne, formaggi, lana), l’isola fu però dai Cartaginesi soprattutto sfruttata ai fini della produzione cerealicola. Una significativa svolta economica fu determinata dall’introduzione della circolazione monetaria che rese più intense le attività commerciali.

 Coste e pianure videro il progressivo espandersi della cultura urbana cartaginese. Il modello insediativo, tipicamente nordafricano e incentrato sui due perni del porto e della piazza, interessò i centri di fondazione fenicia e le nuove colonie, alcune di queste fondate nell’area settentrionale dell’isola :Olbia, Monteleone Roccadoria, Padria, Corpus (Cuglieri), Neapolis (Guspini). Ebbero particolare sviluppo Tharros e Karalis, naturali collettori di risorse provenienti da fertili retroterra: la prima fu centro significativo dell’amministrazione cartaginese e forse il maggiore scalo commerciale del tempo sulla rotta spagnola-africana; la seconda fu probabilmente il capoluogo dell’aristocrazia punica nell’isola.
Gli istituti giuridico-politici, la religione e la cultura cartaginese permearono profondamente l’isola. 

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