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PILLOLE DI STORIA DELLA SARDEGNA E DEL POPOLO SARDO

Sardegna

28 APRILE

FESTA SARDA NAZIONALE 

DE TOTTUS IS SARDUS

CUN SU CORU IN LIBERTADI

NOSUS SEUS SARDUS 

SA DIE DE SA SARDINIA

Sa die de sa Sardigna è una nuova festa istituita con la Legge Regionale n. 44 del 14 settembre 1993. Si intende celebrare il 28 Aprile 1794, giorno in cui a Cagliari scoppiò una sollevazione popolare che come conseguenza portò alla cacciata di tutti i funzionari Piemontesi dall'isola. L'anno precedente, il 1793, era stato decisivo per le sorti della Rivoluzione Francese e degli ideali che l'avevano ispirata. Ghigliottinato il Re Luigi XVI e sistemati i conti con la nobiltà, i transalpini cercarono di esportare la rivoluzione negli altri stati europei per diffondere i criteri di libertà e uguaglianza e la conseguente abolizione dei privilegi dei nobili. I Francesi pensando che la Sardegna avrebbe accolto questi ideali a braccia aperte, decisero di attaccarla. Cagliari - la vecchia porta Villanova e bastioni della zecca e dello Sperone al cui posto è stato costruito nel 1901 il bastione di S. Remy. Le condizioni dell'isola alla fine del '700 erano quanto mai disperate: - l'analfabetismo era diffuso nel 90% dei suoi abitanti, solo il 5% sapeva leggere e scrivere, il 3% aveva un titolo di studio inferiore ed il rimanente 2% un titolo superiore o una laurea; - il popolo veniva sfruttato dei feudatari che esigevano tributi più del dovuto; - la popolazione pativa la fame per la mancanza dei generi alimentari di base come il pane, non di rado interi paesi insorgevano spinti dalla disperazione; - tutti i posti pubblici erano impegnati dai Piemontesi, ai Sardi rimanevano solo i lavori più umili. Solo i nobili potevano avere quindi paura dei Francesi e per questo si prepararono ad affrontarli nel caso ormai certo di un loro attacco. Furono assoldati dei miliziani e si costruì una serie di fortilizi lungo i litorali più esposti a degli sbarchi come la spiaggia di Quartu Sant'Elena; si iniziò la costruzione del forte di S. Ignazio nel colle di S. Elia.

Il 28 Aprile il popolo sardo festeggia le origini di “una presa di coscienza dell’identità regionale e dell’aspirazione comune alla libertà”. In realtà, l’insurrezione popolare del 28 Aprile 1794 e la cacciata dei piemontesi, nel cosiddetto Triennio rivoluzionario (1793-96), si rivelò ben presto una illusione tanto da portare (1847) alla perdita di qualunque autonomia formale con la “fusione perfetta” con gli Stati della Terraferma dominati dalla Casa Savoia. Il presupposto della rivolta fu il disimpegno dei governanti dal 1773, anno della caduta del ministro Bogino, uno dei pochi che agirono in maniera incisiva nell’isola superando un atteggiamento di conservatorismo conseguente alla volontà di barattare la Sardegna con qualche ben più produttivo territorio padano. Il malcontento dei giovani intellettuali usciti dalle Università di Cagliari e di Sassari, magistrati, professionisti, proprietari agrari e contadini era fondato sulla necessità di poter contare di più. Male era stato accolto l’accantonamento dei privilegi autonomistici ( le Leggi Fondamentali ) concessi nei secoli precedenti durante la dominazione spagnola ma disattesi progressivamente dallo stato centralistico sabaudo nonostante gli impegni solenni di Vittorio Amedeo II dopo gli accordi di Vienna del 1718 che stabilirono il passaggio dell’isola sotto la Corona sabauda. Vennero limitati i poteri del vicerè, della Reale Udienza (l’organo supremo della magistratura isolana) e dei Parlamenti. Alla politica di chiusura si aggiunse alla fine del 1792 l’arrivo della flotta francese. L’inettitudine del governo e del vicerè Balbiano provocò l’autoconvocazione dello Stamento militare, da tempo impedita. Alla vittoria sui francesi che avevano occupato le isole di San Pietro e di Sant’Antioco, seguì la gratitudine del re. La migliore occasione per presentare le rivendicazioni che si concretizzarono nella elaborazione ( aprile-giugno 1793) delle Cinque domande. In breve avevano il fine di ottenere: l’autorizzazione ad avere un ordinamento autonomo, con un proprio Parlamento, all’interno del Regno piemontese; l’effettiva partecipazione alla vita pubblica di funzionari e magistrati locali; un contrappeso ai poteri viceregi. La risposta di Vittorio Amedeo III, il primo aprile 1794 fu ambigua e sostanzialmente negativa. Nacque un’attività cospirativa che, dopo l’arresto di due avvocati cagliaritani, spinse il popolo ad assaltare il 28 aprile il Castello di Cagliari. Tutti i piemontesi, presi prigionieri furono poi espulsi. Un provvedimento imitato in tutta l’isola. Che poi l’anno seguente siano nate frizioni tra le forze autonomistiche con la minaccia della secessione di Sassari e vari dissidi tra i ceti urbani e quelli rurali conta poco. L’autonomia cosi’ come era stata idealizzata dal movimento angioino svanì nel 1796. Il 28 aprile è così diventato con legge regionale del 1993 la festa del popolo sardo. Ma è una data da ricordare più importante di quella che ha sancito la nascita della Regione autonoma della Sardegna (Legge Costituzionale del 26 febbraio 1948)

 L'affetto e la stima degli amici francesi, belgi e canadesi di "Feghjacorsica" 

in omaggio ai sardi per la Festa autonomistica "SA DIE DE SA SARDIGNA"

Che Sardinya Relax ringrazia anche a nome del Popolo Sardo

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