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Nel 456 la Sardegna cadde in mano ai Vandali
che la occuparono, con qualche discontinuità,
fino al 534, quando il regno
vandalico fu travolto dall’espansionismo bizantino.
I Vandali occuparono essenzialmente le zone litoranee dell’isola,
facilmente raggiungibili dai lidi del regno africano ed ottimi punti
d’appoggio per le scorrerie piratesche. Da un punto di vista politico,
il governo vandalico, subentrando a quello tardo-romano, non apportò
significativi mutamenti all’amministrazione isolana, che versava ormai
in condizioni di profonda incuria; furono invece espropriate e spartite
le terre conquistate e furono inaspriti i già gravosi tributi. Anche
l’economia rimase sostanzialmente quella del periodo tardo-romano,
asfittica nei grandi latifondi, di sussistenza nelle poche proprietà
private.
Da un punto vista religioso, i Vandali tentarono di unificare il regno
all’insegna della dottrina ariana, considerata eretica dalla Chiesa
cattolica. Concili e persecuzioni non valsero però ad ottenere lo
scopo, poiché la maggior parte dei religiosi africani e sardi rimase
fedele all’ortodossia. Le fonti narrano di varie persecuzioni e
dell’esilio di molti monaci e vescovi africani a Calaris. Tra questi
ultimi i famosi Feliciano
d’Ippona e Fulgenzio
di Ruspe, che con la loro forte personalità diedero un impulso
determinante alla diffusione della dottrina cattolica in varie zone
dell’isola.
Civiltà
bizantina
Nel
534 Giustiniano, vinti i Vandali, riportò la Sardegna nell’alveo
imperiale. L’isola fu costituita in provincia all’interno della
prefettura d’Africa ed affidata ad un praeses e ad un dux
militare. Quest’ultimo aveva sede nella città fortificata di
Forum Traiani (odierna Fordongianus), con il compito di tenere sotto
controllo le indomite popolazioni del centro
barbaricino.
L’avvento dell’amministrazione bizantina determinò nell’isola una
ripresa nel campo
agricolo e commerciale, mentre fu notevolissimo l’influsso
esercitato sulla cultura, la religione e l’arte locale. Ma le continue
guerre
sostenute da Bisanzio coinvolsero nel tempo anche la Sardegna,
determinandovi un forte inasprimento del sistema fiscale, mentre
corruzione dei funzionari e saccheggi delle truppe contribuivano a
rendere sempre più precario il clima politico e sociale. Col calo
demografico le città costiere decaddero e le popolazioni di pianura si
rifugiarono nelle zone interne.
Scarsamente difesa e minacciata da Longobardi e soprattutto Arabi,
l’isola entrò, nel 698, insieme alla Corsica, nell’esarcato
d’Italia, avendo a capo un iudex provincia e con funzioni
organizzative e di difesa.
Nell’ VIII secolo, l’interruzione dei rapporti con Bisanzio, che si
trovava impegnata a contrastare le aggressioni arabe, divenne
inevitabile, e l’isola, forte dell’esperienza d’ autogoverno nel
frattempo maturata, poté avviare quel processo d’indipendenza che
avrebbe portato alla nascita dei giudicati.
La Sardegna è un Paradiso Naturale e
di Storia, rispettalo per lasciarlo invariato nel tempo.
Pagina realizzata per la
diffusione della Storia e della cultura del Popolo Sardo.
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